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| PREVISIONI
FOSCHE PER I GHIACCIAI
A
rischio le riserve di acqua dolce (link)
Alla
fine del secolo, la copertura di neve invernale delle
Ande in Sud America sarà ridotta della metà,
lo stesso dimezzamento colpirà le riserve di
acqua dolce nelle aree montuose dell’Europa e
dell’Ovest degli Stati Uniti; in Nuova Zelanda
scompariranno le caratteristiche cime imbiancate.
Sono previsioni drammatiche frutto di un nuovo modello
del cambiamento climatico che offre un quadro con tali
dettagli che l’autore dello studio, Steven J.
Ghan del Department of Energy del Pacific_Northwest_National_Laboratory,
definisce “una rappresentazione senza precedenti”.
La
diminuzione nella copertura nevosa invernale significa
meno acqua superficiale in primavera e in estate.
Ciò si tradurrà in una pressione senza
precedenti su quelle popolazioni di tutto il mondo che
dipendono dalla fusione della neve nei mesi estivi per
l’irrigazione dei terreni e per il consumo alimentare.
Rispetto a studi analoghi effettuati in passato, il
modello di Ghan ha il vantaggio di fornire informazioni
sulla neve che riguardano piccole aree, dal momento
che ha una risoluzione di 5 chilometri.
“I
modelli del cambiamento climatico globale con una simile
risoluzione – ha concluso Ghan – non si
sono spinti mai oltre i due mesi di previsioni, anche
con i più potenti computer del mondo.”
www.greenplanet.net
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Orsi
polari minacciati dai cambiamenti climatici - 11/02/2006

Dal
sito del WWF
- News |
I
ghiacci artici stanno sciogliendosi. Dal 2100 potrebbe
non esserci più ghiaccio in estate in molte
aree del continente artico e sarebbe la fine per gli
orsi polari.
Alla base di tutto c’è il riscaldamento
globale, causato dall'eccessivo sfruttamento dei combustibili
fossili. “Quando in estate le estremità
meridionali della calotta di ghiaccio artico si sciolgono,
gli orsi polari seguono il ghiaccio in ritirata –
dice Stefan Norris, Responsabile Conservazione del
programma Artico del WWF - Con il prolungarsi delle
stagioni calde dovute al riscaldamento globale, molti
orsi sono costretti a passare lunghi periodi a terra,
senza le consuete fonti di cibo e sfruttando le riserve
di grasso immagazzinate durante l’inverno. Mentre
il loro habitat ghiacciato sparisce, la sopravvivenza
dell'orso polare è a rischio".
Anche se la specie attualmente non è in immediato
pericolo di estinzione (considerata a ‘basso
rischio’ dall’IUCN, Unione Mondiale della
Conservazione), il futuro dell’orso bianco è
tutt’altro che roseo, condizionato da minacce
quali i cambiamenti climatici, la contaminazione chimica,
le trivellazioni per le ricerche petrolifere in Artico.
"Se questi trend non saranno invertiti - conclude
Norris - , gli orsi polari potrebbero sparire nei
prossimi 100 anni”.
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Cambiamenti
climatici, ghiacciai in ritirata

Il riscaldamento globale è causa della preoccupante
riduzione dei ghiacciai in ogni parte del mondo
e mette milioni di persone a rischio di inondazioni,
siccità e mancanza di acqua potabile. Lo denuncia
l’ultimo rapporto del WWF “Going, going, gone”. Alla
vigilia del Summit mondiale sul clima che si terrà
a Milano dal 1 al 12 dicembre. Il WWF chiede alle
188 nazioni che parteciperanno alla COP 9, la Conferenza
delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione
Quadro sui mutamenti climatici, di intensificare l’impegno
per contrastare i cambiamenti climatici, riducendo
drasticamente le emissioni del principale gas serra,
l’anidride carbonica.

Il Rapporto del WWF denuncia come negli ultimi
decenni i ghiacciai abbiano iniziato a ridursi a ritmi
che sono al di fuori di qualsiasi trend documentato
in precedenza e, dato che si prevede che le temperature
potrebbero crescere da 1,4 a 5, 8 gradi Celsius, nel
XXI° secolo i ghiacciai si ridurranno ancora più in
fretta. Con un innalzamento di circa 4 gradi della
temperatura tutti i ghiacciai si scioglierebbero.
La continua ed estesa riduzione dei ghiacciai nel
prossimo secolo porterà a inondazioni, riduzioni d’acqua
disponibile per milioni di persone e un aumento del
livello del mare che può minacciare e distruggere
habitat e comunità costiere. La media del livello
del mare è salita di 1-2 mm all’anno per tutto il
XX secolo e si prevede che continuerà ad aumentare
di 0.2-0.4 mm l’anno.
In particolare il WWF chiede all’Unione Europea
e quindi, soprattutto al Governo Italiano, presidente
di turno dell’Unione ed alla Commissione Europea,
di fare il massimo sforzo per ottenere l'impegno della
Russia relativo alla ratifica del protocollo di
Kyoto. L'adesione della Russia è diventata infatti
una condizione necessaria perché il Protocollo di
Kyoto diventi operativo. Mentre alcune nazioni come
la Germania ed il Regno Unito sono intervenute per
tagliare il livello delle loro emissioni, altre, come
l'Italia, non solo non hanno ancora raggiunto il loro
obiettivo, ma hanno invece aumentato l'inquinamento.
“La fusione dei ghiacciai è solo un’avvisaglia
del reale cambiamento del clima – afferma Jennifer
Morgan, direttore del WWF Climate Change Programme,
il programma sui cambiamenti climatici - siamo arrivati
a un punto di non ritorno e i Governi devono agire
ora per evitare tragedie di proporzioni inimmaginabili".
I ghiacciai sono antichi depositi di neve compressa
che si muovono scivolando lentamente e modificando
la superficie del terreno. Rappresentano anche la
riserva di acqua potabile della Terra e coprono collettivamente
un’area grande quanto il Sud America.
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Rapporto
sui ghiacciai

Dalle Alpi
all'Himalaya i ghiacciai si stanno riducendo a causa
dell'aumento delle temperature. Con conseguenze molto
gravi sull'habitat ma anche per l'uomo. Una sintesi
del rapporto WWF.
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Negli
ultimi 40 anni la maggior parte dei ghiacciai delle
Alpi hanno subito considerevoli perdite di massa:
l’Hintereisferner in Austria, il Gries in Svizzera e
il Sarennes in Francia hanno perso ognuno l’equivalente
de 14 metri di spessore di ghiaccio dal 1960.
Non solo la velocità di fusione è aumentata in questi
ultimi anni: in meno di due decenni il 10-20 % del ghiaccio
delle Alpi si è perso. La perdita media di spessore
dei ghiacciai può essere stimato di 3 metri solo nel
2003, un trend circa 10 volte maggiore della media degli
anni 1850-2000. Nell’estate 2003, particolarmente
calda e secca, si è sciolto circa il 10% del volume
ancora esistente dei ghiacciai alpini. La scoperta
di un uomo di 5.300 anni fa sepolto nel ghiaccio in
un ghiacciaio italiano dimostra che molti di essi sono
ormai notevolmente più piccoli di come sono stati per
migliaia di anni.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale riporta
che le temperature dell’estate 2003, causa d’inondazioni,
smottamenti di terreno e alla rapida formazione di laghi
glaciali, sono le più calde mai registrare nell’Europa
Centrale e del Nord. Se l’attuale tendenza continua,
le Alpi perderanno la gran parte dei loro ghiacciai
tra pochi anni.
In India e in Bangladesh la più estesa foresta di
mangrovie al mondo, le Sundarbans, dove vive la tigre
reale del Bengala, risulterà sommersa dalle acque
se il livello del mare si innalzerà di 1 metro come
potrebbe accadere entro la fine del secolo. Inoltre,
il riscaldamento globale è una delle cause della siccità,
un problema che assilla tutte le nazioni tra cui l’Italia
dove ogni estate il fenomeno si verifica con proporzioni
sempre maggiori, e di carenza d’acqua potabile. Infatti,
solo il 2,5% circa dell’acqua presente sulla Terra è
acqua dolce, e meno di un centesimo dell’1% è potabile
e rinnovata ogni anno attraverso le precipitazioni.
I ghiacciai dell’Himalaya, che alimentano sette dei
grandi fiumi dell’Asia ( il Gange, l’Indo, il Brahmaputra,
il Salween, il Mekong, lo Yangtze e lo Huang He) e assicurano
per tutto l’anno un rifornimento d’acqua per due miliardi
di persone, si stanno ritirando con una velocità preoccupante.
La perdita di acqua proveniente dai ghiacciai ridurrebbe
la portata del Gange di due terzi nei mesi estivi, causando
diminuzioni nella disponibilità d’acqua per 500 milioni
di persone e per il 37% delle terre irrigate indiane.
Nelle montagne del Tien Shan del nord, nel Kazakhstan,
più del 90% del quantitativo d’acqua della regione è
usato nell’agricoltura, e il 75-80% del deflusso superficiale
dei fiumi deriva dai ghiacciai e dal permafrost, che
si stanno sciogliendo a ritmi accelerati. Nelle secche
Ande, l’acqua che si scioglie dai ghiacciai contribuisce
più delle precipitazioni al corso dei fiumi, anche durante
la stagione piovosa. La maggior parte delle grandi città
in Ecuador, Perù e Bolivia si affidano per le loro necessità
d’acqua e di energia idroelettrica all’acqua proveniente
dai ghiacciai in rapido scioglimento, e molte comunità
stanno già sperimentando diminuzioni e conflitti sull’uso
di questa risorsa.
Il 70% dell’acqua potabile mondiale è congelato nei
ghiacciai, che proteggono gli ecosistemi dalle variazioni
climatiche, rilasciando acqua durante gli anni durante
le stagioni secche. Nelle zone tropicali i ghiacciai
si sciolgono nell’arco dell’anno, contribuendo continuamente
al corso dei fiumi e fornendo spesso l’unica fonte d’acqua
per uomini e animali durante le stagioni secche dell’anno.
L’acqua potabile è già una risorsa limitata per una
gran parte del pianeta e, nei prossimi trenta anni,
è probabile che l’aumento della popolazione superi di
molto qualsiasi potenziale aumento della disponibilità
d’acqua. |
Polo
Nord, ghiacci sciolti entro la fine del secolo
Il
livello dei mari non aumenterà, ma il clima sarà sconvolto
(Dal sito del Corriere della sera - www.corriere.it)
Ricerca
della Nasa: la banchisa si ritira del 9% ogni dieci
anni.
Lo spessore medio del ghiaccio si è ridotto da 7 a 3
metri
Entro
la fine di questo secolo il Polo
Nord, sinonimo di ghiacci eterni, di temperature
estreme e di venti violentissimi, potrebbe non esistere
più. E il mare prenderebbe il totale sopravvento. È
questo il risultato di uno studio realizzato dalla Nasa
secondo il quale i ghiacci
del polo artico si stanno sciogliendo a una velocità
che li vede diminuire del 9%
ogni dieci anni. Nel 2002 la loro estensione
è stata la più ridotta da quando vengono raccolti dati
dai satelliti. Se questo andamento continuerà in futuro,
alla
fine del XXI secolo l’interazione tra le
acque più calde dei mari circostanti e l’aumento
della temperatura terrestre li avrà fatti scomparire
del tutto.
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Il cambiamento della calotta polare |
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Il
1° gennaio 1999 |
|
Com'era

Il
1° gennaio 1990 |
SPESSORE
RIDOTTO - I ghiacci del Polo Nord, a differenza
di quelli del Polo Sud,
galleggiano direttamente sul mare e ogni anno
tra l’inverno e l’estate aumentano e diminuiscono
sia come superficie occupata che in spessore. Durante
l’anno che sta per terminare lo
spessore medio si è ridotto a soli 3 metri, rispetto
ai 7 metri che normalmente esso può raggiungere.
La ricerca della Nasa inoltre, ha messo in luce che
la
temperatura media del Polo Nord è aumentata di 1,2
°C nell’ultimo decennio rispetto alle medie
precedenti. Lo scioglimento delle enormi masse ghiacciate
dei Poli ha una notevole influenza sullo sviluppo
del plancton e sulla circolazione delle acque oceaniche
i cui effetti sull’ecologia a livello planetario non
sono ancora noti. Spiega Josefino Comiso, responsabile
della ricerca realizzata dal Goddard Space Flight
Center: «Se la perenne copertura dei ghiacci artici
dovesse scomparire del tutto, il clima e il sistema
ecologico dell’intero oceano Artico subirebbe profondi
mutamenti con
ripercussioni in tutto l’emisfero settentrionale
del pianeta».
IL
LIVELLO DEL MARE NON AUMENTA - Tuttavia non
c’è da temere in un aumento del livello dei mari
perché il ghiaccio già galleggiava sull’oceano
e quindi, esattamente come avviene per un cubetto di
ghiaccio che si scioglie in un bicchiere, il livello
dell’acqua rimane pressoché costante. Ne
godranno le linee navali che, anche se in un
primo tempo dovranno fare i conti con un maggior numero
di iceberg, verso la fine del secolo potranno spingere
le loro rotte fino alle latitudini più elevate. Le misure
dei ghiacci sono state monitorate da Comiso attraverso
i satelliti
che hanno sorvolato il Polo Nord dal 1978 al
2001. Questi dati sono poi stati integrati da numerose
informazioni ottenute da boe
scientifiche sparse nell’oceano Artico,
stazioni meteorologiche e navi per la ricerca ambientale.
Secondo
i ricercatori della Nasa nei prossimi anni vi
potrebbe essere un’accelerazione del fenomeno.
Infatti,
se la temperatura dell’aria aumenta la copertura
dei ghiacci durante l’estate diminuisce sempre
più. Ciò fa si che una maggiore quantità
di calore venga trattenuta dalle acque marine
che contribuiscono a un ulteriore scioglimento
dei ghiacci. Ma acque più calde significa anche
un ritardo dell’espansione dei ghiacci invernali
che, dunque, anno dopo anni si ritireranno sempre
più. In altre parole il vero
inverno arriverà sempre più tardi, mentre sempre
prima arriverà la primavera.
Luigi Bignami
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